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20/12/2013, 16:43





 Sulla questione ospedale, Torrisi in prima linea: “Faremo valere le nostre ragioni”
Salvo Torrisi parla di Nuovo Centrodestra e si sofferma sull’emergenza ospedale a Paternò
Sulla politica



Sulla questione ospedale, Torrisi in prima linea: “Faremo valere le nostre ragioni”
Salvo Torrisi parla di Nuovo Centrodestra e si sofferma sull’emergenza ospedale a Paternò
Sulla politica appello ai giovani: “Adesso è il momento che scendiate in campo anche voi”
di Andrea Di Bella
Perché Nuovo Centrodestra?
Esisteva la necessità di dare vita ad un nuovo movimento politico nel solco dei popolari, dei cattolici liberali. Lo spazio c’era e c’è. Forza Italia non era più sufficiente ad intercettare il consenso che si era espresso negli anni passati. Nel 2008 avevamo raggiunto il 38%, alle ultime politiche abbiamo fatto il miracolo di non crollare sotto il 20%.
Solo una questione di numeri, quindi.
No. Ma è innegabile che il ritorno al passato con Forza Italia, questa Forza Italia, abbia lasciato fuori tantissime sensibilità politiche che invece avevano ampia rappresentanza nel Popolo della Libertà, un contenitore più ampio. Il Pdl, complice il vento dell’antipolitica dilagante e pur essendo ancora proposta politica di governo credibile, non è più riuscito ad accattivare frange di nostri elettori che invece hanno preferito protestare scegliendo Grillo o in larga parte non andando nemmeno a votare. Sembrava che Berlusconi volesse favorire un processo di continuità, ma rinnovando. Non è poi andata così e siamo giunti alle scorse Politiche, con un risultato comunque sorprendente per noi ma che non è stato bastevole a che potessimo essere autosufficienti in Parlamento. E’ stato lo stesso Berlusconi ad invocare fin da subito le larghe intese, per mettere mano alle riforme di cui tanto il Paese ha bisogno in un momento di gravissima crisi politica, istituzionale ma soprattutto economica. Tutte queste cose, nella proposta che fu di Berlusconi ma anche le altre che hanno formato il governo Letta, restano ancora in campo. Sono cambiate solo le posizioni del Cavaliere perché le sue vicende giudiziarie personali, relativamente le quali ci poniamo anche noi in modo molto critico, hanno preso il sopravvento su tutto il percorso che ci si era prefissi di compiere. Il tema della decadenza è un problema che comunque sarebbe arrivato. La legge Severino non ha fatto che accelerare un processo che si sarebbe comunque compiuto con l’applicazione della pena accessoria sul caso Mediaset, cioè l’interdizione dai pubblici uffici. C’era un pezzo del Pdl che credeva di distinguere le due vicende: la tenuta del governo dalle vicende giudiziarie personali del nostro leader. Su questo si è realizzata la rottura politica.
Quindi, un errore aver sciolto il Pdl?
Decisamente. Forza Italia è un partito che guarda più alle posizioni personali del suo leader, come fu dal 1994 fino a che non si diede vita al Popolo della Libertà, che aveva una classe dirigente più organizzata e che richiamava diverse culture politiche. Siamo invece adesso tornati alla fase iniziale, catapultati a vent’anni fa. Su questo si è rotto. Quella di Alfano è una nuova scommessa che si ispira al popolarismo italiano e che fa parte della famiglia dei popolari europei. Ha l’obiettivo di costruire un progetto più ampio, col superamento di singole leadership e la costituzione di partiti pluralisti costruiti attorno a classe dirigente nei territori, con primarie a tutti i livelli e per ogni tipo di elezione, dal candidato premier in giù.
Sembra di ripercorrere la strada che decise di percorrere Gianfranco Fini, qualcuno in queste ultime settimane lo ha detto e lo ha scritto. Le sembra possibile? Avete paura di finire come Futuro e Libertà e l’ex presidente di Alleanza Nazionale?
La nostra vicenda e quella di Fini non ha nulla a che vedere. Si è letto, ma non credo sia questo il tema. Per di più Gianfranco Fini ruppe con Berlusconi nel momento in cui il Popolo della Libertà era ancora partito di governo forte, il cui leader ragionava da una posizione di forza quale la presidenza del Consiglio. Noi, Alfano e il gruppo dirigente, da tempo portiamo avanti una posizione di innovazione ed un modo diverso di affrontare l’attuale momento storico, politico, economico e sociale, pur restando saldati nel campo del centrodestra italiano, questo deve essere molto chiaro. A differenza di Fini noi guardiamo al moderatismo. Non è una parola inutile, dire moderati. Un grande Paese come l’Italia ha bisogno di forze autenticamente moderate che guardino alla società del nostro Paese in termini interclassisti. Che guardi ai lavoratori e agli imprenditori allo stesso modo.
Primarie a tutti i livelli. Anche con un’altra legge elettorale evidentemente diversa dal cosiddetto Porcellum, sarebbe disposto a candidarsi ad elezioni primarie?
Se il nuovo metodo di individuazione della classe dirigente dovesse essere questo, immagino di si. Bisogna ridurre questo distacco tra politica, quindi politico, e cittadino. C’è bisogno di credibilità della politica. In democrazia la politica si fa attraverso movimenti e partiti. Ma la selezione della classe dirigente passa necessariamente attraverso una fase democratica, non c’è dubbio.
Nuovo Centrodestra a Paternò?
In questa fase iniziale è aperto a tutti, attraverso la creazione di circoli. Vuole essere questo un nuovo processo culturale che miri sempre e comunque a riavvicinare i cittadini ad occuparsi della cosa pubblica. Successivamente la creazione dei circoli, avverrà una fase costituente in cui tutti i presidenti di circolo che saranno nel frattempo nati in Italia fonderanno ufficialmente il nuovo movimento in un’assemblea nazionale. Su Paternò è lasciata alla libertà dei cittadini la costituzione di circoli del Nuovo Centrodestra. L’appello è alla fascia più giovane: chiunque voglia avvicinarsi alla politica, forse adesso è il momento più giusto.
Come si pone relativamente la questione Ospedale a Paternò, divenuta sempre più emergenza? Qual è la sua posizione?
Stiamo facendo una lotta. La difesa del nostro presidio non è un fatto di bandiera politica, non ha colore. E non è solo una questione campanilistica. I presidi zonali devono esistere perché svolgono un’importante funzione che è quella del servizio alla Salute. I tagli lineari alla spesa non giustificano la soppressione del nostro ospedale, non possiamo consentirlo e ci batteremo per questo. Ci confronteremo con tutti e cercheremo di capire anzi quali potranno essere i margini attraverso i quali rilanciare la nostra struttura, e non lasciare che venga ridimensionata.
Sembra che esista un disegno politico preciso. E’ d’accordo?
Qualche torto sulla Sanità la nostra città l’ha subito. Frutto di decisioni campanilistiche da parte di altri soggetti che hanno forse danneggiato Paternò. Dobbiamo avere la forza per far comprendere le nostre ragioni. Mettere in campo i dati statistici che dimostrano come all’interno del versante del distretto sanitario II, Paternò ha tutte le ragioni per mantenere i servizi sanitari che ha offerto fino ad adesso. La questione del punto nascite è più complessa: i dati numerici ci danno torto, e parlo delle statistiche sulle nascite. Ho scritto al direttore dell’azienda, al direttore sanitario e al primario, dicendo che la potenzialità è di circa 800 parti e di rimuovere quindi le motivazioni per le quali i parti non avvengano più su Paternò. La statistica ci da attualmente torto, mentre invece le potenzialità danno favore al mantenimento. Ci battiamo per una proroga e quindi lavorare a che sia scongiurato il nostro ridimensionamento.
Il sindaco di Paternò è del Partito Democratico. Il presidente della Regione è anche lui del Partito Democratico. Esistono delle responsabilità non necessariamente operative, ma politiche?
Col sindaco Mangano stiamo portando avanti una battaglia unitaria sulla questione ospedale, che non sia di bandiera ma intelligente. Lo dissi anche in commissione regionale Sanità: le decisioni sono state assunte, specie negli ultimi periodi, in modo campanilistico o per influenza di forza politica. Questo non va bene. Dobbiamo tornare a scelte in campo sanitario che guardino alle esigenze vere dei territori. Il sindaco mi pare stia volendo anche lui affrontare questa faccenda restando in prima fila. Esporremo tutte le nostre ragioni a Rosario Crocetta e all’assessore Regionale alla Sanità, Borsellino.


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